🟩 Vangelo e Omelia XXIX Domenica del T.O.
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Dal Vangelo secondo Matteo 22,1-14
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro:
«Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Fratelli e sorelle, il centro di questo Vangelo è il famoso detto: «Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio».
Ma Gesù non affronta semplicemente la questione delle tasse: ci invita a riconoscere il primato di Dio nella nostra vita.
I farisei gli tendono un tranello per accusarlo, ma Gesù ne esce a testa alta.
La questione è più profonda: Cesare pretendeva un’aura divina, quasi un’adorazione.
Gesù allora distingue: a Cesare si può dare una moneta, ma a Dio dobbiamo dare noi stessi, perché siamo fatti a sua immagine e somiglianza.
Non dobbiamo diventare simili ai potenti, che dominano e soggiogano.
Il potere di Dio, invece, è quello che Gesù ci ha mostrato: dare la vita, servire e pagare di persona, fino alla croce.
Allora chiediamoci:
Dio è davvero al primo posto nella mia vita?
Gli dono tutto me stesso oppure soltanto le briciole?
Spesso desideriamo il potere, critichiamo chi lo possiede e vorremmo essere al suo posto.
Ma Gesù ci invita a non giocare al ribasso con Dio, crescendo ogni giorno nell’ascolto, nella conoscenza e nella sequela.
La fede non può essere soltanto tradizione o abitudine.
Dobbiamo scegliere liberamente di essere cristiani, coinvolgendo il cuore nella preghiera, nell’Eucaristia e nella riconciliazione.
Lasciamo che Gesù risvegli la nostra vita spirituale.
Dio non deve occupare soltanto un momento della giornata: deve accompagnarci nel lavoro, nella famiglia, nelle amicizie e in ogni attività.
Quando Lui è al centro, ogni gesto può diventare testimonianza della sua presenza.
Il Signore ci conceda la grazia di vivere così, riconoscendolo davvero come Signore della nostra vita.
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