🟩 Vangelo e Omelia XXIV Domenica del T.O.
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In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
La conclusione del Vangelo non ci lascia tranquilli: se non scegliamo di perdonare, Dio non può perdonarci.
Perdonare e amarci gli uni gli altri come Gesù ci ha amato non è un optional: ne va della nostra vita.
Spesso pensiamo al perdono come a un gesto di generosità: perdono finché nessuno mi pesta i piedi, finché mio marito o mia moglie non combina qualcosa.
Ma Gesù dice a Pietro: non sette volte, ma settanta volte sette, cioè sempre.
Perché il Padre ci perdona e usa misericordia.
Noi viviamo del perdono di Dio e dobbiamo donarlo agli altri.
La parabola ce lo mostra nel servo al quale viene condonato un debito, ma che non sa usare misericordia verso chi gli deve una piccola somma.
Tante volte anche noi facciamo così, alimentando litigi, odi e rancori che durano decenni.
Non siamo fatti per farci la guerra.
Nel nostro piccolo possiamo scegliere: fare del bene o del male, nutrire odio o concedere perdono, vendicarci o usare misericordia.
È la stessa logica del Padre Nostro: «Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori».
Il perdono ricevuto e donato mette in moto la nostra vita.
Il perdono non è un optional, ma la caratteristica del cristiano.
Anche quando è difficile, possiamo scegliere di incamminarci sulla strada della riconciliazione, muovendo passi verso il fratello e la sorella.
È così che rimaniamo vivi e gustiamo il perdono del Padre, attraverso il Figlio, nella potenza dello Spirito Santo.
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