🟩 Vangelo e Omelia XXIII Domenica del T.O.

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Dal Vangelo secondo Matteo 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». 


Di fronte a una pagina di Vangelo così splendida e impegnativa, tante volte non comprendiamo neanche il senso letterale della Parola.

Per questo dobbiamo leggere, rileggere, ascoltare e riascoltare, fino ad arrivare a chiederci:

Che cosa dice a me oggi?

Che cosa mi porto a casa?

Se non mi porto niente, mi sono perso la buona notizia che Gesù mi ha consegnato.

Venire semplicemente a Messa è molto povero 

se non c’è il desiderio di approfondire la Parola 

che la Chiesa ci consegna. 

La Parola deve nutrirci, convertirci e rinnovarci.

Di fronte al brano della correzione fraterna, rischiamo di pensare che Gesù ci autorizzi a correggere gli altri, perché chi sbaglia sono sempre gli altri. 

Ma dobbiamo essere sinceri: spesso vogliamo correggere perché l’altro ci dà fastidio, perché è diverso da noi o ci intralcia.

Il senso profondo della correzione fraterna, invece, è l’amore. 

Il bene dell’altro deve starmi talmente a cuore

da desiderare che ritrovi la via del bene

e torni a seguire Gesù.

Questo è possibile solo se anch’io sto seguendo Gesù.

Prima di guardare la pagliuzza nell’occhio del fratello, devo riconoscere la trave che è nel mio.

Il contesto della pecorella smarrita ci offre la chiave: il pastore cerca quella perduta perché ogni pecora è importante. 

Così deve essere la correzione fraterna: non condanna, ma amore e desiderio di ritrovare il fratello.

Infine Gesù ci lascia una promessa: 

Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro. 

Se siamo davvero riuniti nel suo nome, la sua presenza d’amore è in mezzo a noi e siamo chiamati a portarla fuori da questa assemblea liturgica.



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