🟩 Vangelo e Omelia XIII Domenica T.O.
Dal Vangelo secondo Matteo 10, 37-42
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Questo Vangelo è duro ed esigente, ci mette con le spalle al muro: se non mettiamo Gesù al primo posto, come persona più importante, tra noi e lui non c'è niente.
È nella natura della relazione con lui: o è il centro, o non è.
Nessuno ci costringe a essere discepoli di Gesù o cristiani cattolici; è finita la vecchia tradizione, morta perché spesso vuota.
Essere discepoli chiede di fare verità, non di seguire regole esterne.
Gesù non vuole statuine che agiscono per dovere, ma persone vive che, riconoscendo il suo amore gratuito, scelgono di ricambiare non per norma, ma per un'esigenza che nasce da dentro.
Siamo chiamati a mettere Gesù al centro della nostra vita e delle nostre relazioni.
Se non c'è lui in mezzo, le relazioni sono caratterizzate dall'egoismo e finiamo per rubare vita agli altri.
Al contrario, con Gesù diventiamo capaci di dare vita, poiché egli vive in noi.
A volte basta un piccolo gesto, un bicchiere d'acqua fresca fatto nel suo nome, per riconoscere la sua presenza.
Non perdiamoci in critiche inutili, guardiamo il nostro orto e scegliamo di vivere la nostra dignità di battezzati da risorti.
Se ci accorgiamo di aver anteposto l'egoismo a Gesù, corriamo a confessarci affinché la sua presenza torni a splendere in noi, permettendoci di celebrare con frutto la Santa Eucaristia.
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