🟩 Omelia Sabato XI sett T. O.
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In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.
Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Il Vangelo che abbiamo ascoltato si inserisce perfettamente nel luogo in cui ci troviamo, così caro a San Francesco.
Essere qui, immersi nella natura, ci ricorda quanto Dio ci ami e quanto tutta la creazione renda lode al suo Creatore.
Anche noi siamo chiamati a restituire almeno una piccola parte dell’amore infinito che Dio ha per noi.
Per comprendere questo brano, ricordiamo l’insegnamento dei giorni scorsi sulla preghiera.
Gesù ci invita a non moltiplicare inutilmente le parole, perché il Padre conosce già i nostri bisogni.
La vera preghiera nasce soprattutto dall’ascolto: “Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta”.
È l’atteggiamento che San Francesco visse profondamente, fermandosi a contemplare Dio come Padre vicino, presente e premuroso.
Da questa fiducia nasce l’abbandono alla Provvidenza.
Gesù ci invita a guardare gli uccelli del cielo e i fiori dei campi: il Padre si prende cura di loro e, ancor più, di ciascuno di noi.
Per questo siamo chiamati non a vivere nella preoccupazione, ma a vivere pienamente, facendo della nostra esistenza un dono.
Francesco aveva compreso che tutto viene da Dio e tutto conduce a Dio.
I beni passano, ciò che rimane sono le relazioni: con Dio, con noi stessi e con gli altri.
In un mondo che spesso vede nell’altro un nemico, il Vangelo ci insegna a riconoscere in ogni persona un fratello.
Facciamo tesoro di questa esperienza e portiamola nella vita quotidiana, perché ciò che abbiamo vissuto qui non resti un ricordo, ma diventi una realtà capace di trasformare la nostra vita nell’amore.
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