⬜️ Vangelo e Omelia V Domenica di Pasqua

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Dal Vangelo secondo Giovanni                                               14,1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre». 


Non c’è via migliore per uscire da paure, turbamenti e smarrimenti se non la fiducia. 

È l’antidoto che Gesù offre ai discepoli in un momento difficilissimo: dopo l’annuncio del tradimento di Giuda, del rinnegamento di Pietro e della sua partenza. 

L’invito è chiaro: 

Credere in Dio e credere in Lui.

Non si tratta di una fede cieca. 

Gesù dice: credete in me e nel Padre, perché siamo una cosa sola; e se non riuscite, credete almeno alle opere. 

Siamo allora chiamati a fermarci e riconoscere il bene che Dio compie nella nostra vita, smettendo di fissarci solo su ciò che non va. 

Il bene c’è, ma spesso non lo vediamo: ci manca la chiave di accesso, che è Gesù.

Lui non è un’idea, ma una presenza concreta: parole e gesti a cui attingere. 

Come negli Atti degli Apostoli, anche nelle difficoltà la Chiesa trova unità nella preghiera e nella Parola, che illumina la verità. 

Questa verità non è astratta: è la persona di Gesù, via, verità e vita, accessibile nella sua umanità. 

E proprio questo ci scandalizza: che Dio si riveli in un uomo come noi.

Ma riconoscendolo, Gesù da “pietra di scandalo” diventa “pietra d’angolo”. 

Così anche noi diventiamo “pietre vive”, chiamati a costruire la nostra vita e la Chiesa, collaborando con lo Spirito Santo.

Accogliendo la Parola, liberiamo il bene e il potenziale che portiamo dentro. 

Nelle relazioni fraterne possiamo aiutarci a far emergere questa vita. 

È questa, forse, la più grande opera di carità: aiutare l’altro a far nascere il bene che porta dentro.


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