🟩 Vangelo e Omelia V Domenica T.O.
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Fratelli e sorelle, questo brano del Vangelo si comprende pienamente se lo leggiamo in continuità con le Beatitudini.
Il punto di partenza, il riferimento e il traguardo della vita cristiana è Gesù: la sua persona, la sua vita, il suo stile.
Spesso pensiamo di dover fare tutto noi, di dover convertire il mondo, mentre la Parola di Dio ci ricorda che siamo chiamati prima di tutto a convertirci noi, a convertirci a Gesù, a fidarci di Lui e a riconoscere che c’entra con il nostro quotidiano.
Non basta una fede formale o di abitudine: siamo chiamati a una relazione viva con Gesù, a non vivere senza di Lui, a lasciar crescere un amore che nasce non dal dovere ma dal piacere.
È bello stare con Gesù, ascoltarlo, vivere come Lui, fino a lasciare che Lui viva in noi.
Così possiamo comprendere parole che altrimenti sembrerebbero impossibili: “Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo”.
Non lo siamo per nostra bravura, ma perché partecipiamo della luce e della sapienza di Cristo, che è Lui stesso la luce del mondo.
I Santi hanno vissuto questo: non per miracoli straordinari, ma perché hanno investito tutta la loro vita in Gesù.
Anche noi, nella nostra debolezza, possiamo illuminare e dare sapore al mondo, perché la nostra forza non è la sapienza umana, ma la potenza di Dio che si manifesta nella fragilità.
Vivere così è grazia, è salvezza, ed è qualcosa che non può non essere trasmesso agli altri.
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